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Abbiamo visto che siamo in un periodo storico dove l’evoluzione tecnologica ha una velocità mai vista prima con delle applicazioni che non necessariamente sono prevedibili a priori. Anche le istituzioni stanno facendo la loro parte per creare il giusto supporto all’accelerazione della digitalizzazione delle imprese mediante l’attuazione dell’imponente piano del PNRR. 

La trasformazione digitale sta generando un progressivo cambiamento delle competenze che le aziende devono acquisire per continuare a essere competitive sul mercato. Le tecnologie che stanno emergendo come l’Intelligenza Artificiale, a causa della loro pervasività e del basso livello di conoscenza dell’imprenditore medio, vengono accolte inizialmente con diffidenza e talvolta con preoccupazione. L’azienda è chiamata a una trasformazione profonda in cui l’elemento di maggiore complessità è l’elemento umano chiamato a vivere in un continuo trade off tra proprietà della conoscenza e trust nella tecnologia nel suo necessario viaggio verso una vera evoluzione in una data-driven company.  In quest’ultima il dato rimane uno strumento di verifica e di conferma delle strategie ma assume anche la dimensione di elemento di partenza e di rappresentazione di realtà inaspettate o addirittura considerate insensate a priori che poi possono generare conclusioni che altrimenti non si sarebbero mai raggiunte. 

L’esperienza, l’intuito e il talento del top management continuano a essere importanti ma devono sempre confrontarsi con il dato. La paura di un antagonismo uomo-macchina deve essere superata da una visione di un futuro in cui si verifica un miglioramento bidirezionale: la macchina aiuta l’uomo a superare i suoi limiti così come l’uomo permette di colmare le incapacità della macchina ovvero capire il significato delle cose. Il calcolatore, infatti, produce un’informazione di tipo Shannon ovvero un’informazione senza significato perché è semplicemente un’indicazione della probabilità di emergenza di determinati simboli che rispondono a regole predeterminate. La tecnologia non soppianterà l’uomo come si sospetta nel caso della super Intelligenza Artificiale accennata nel paragrafo relativo al possibile futuro del marketing. Il successo delle aziende dipenderà non dal tipo di tecnologia scelto ma da come verrà utilizzata in sinergia con le competenze delle persone che lavorano in azienda. La differenza di performance, infatti, sarà sempre data da cosa fa l’uomo in aggiunta alla tecnologia così come accade nella Formula Uno in cui tutti i piloti sono immersi in un mondo di tecnologia, come l’auto che guidano, ma chi alla fine fa la differenza è quel pilota che riesce a usare al meglio le potenzialità tecnologiche che ha a disposizione. Anche per questo motivo la formazione, in particolare il ruolo delle Università italiane, avrà un ruolo fondamentale per mettere nelle condizioni consulenti e personale interno alle aziende di poter essere sempre in prima linea nell’adottare le giuste tecnologie per ottimizzare i risultati del loro lavoro. Lo stesso ruolo della consulenza dei partner esterni all’azienda dovrà cambiare. 

Le imprese del futuro faranno un salto qualitativo se riusciranno a coniugare il fabbisogno crescente di tecnologia con quello della formazione continua delle persone mettendo sempre al centro il valore della relazione. Nel caso di azienda e dipendente la formazione dovrà anche essere in grado di far emergere il diverso valore delle persone premiandone i casi di eccellenza. Non bisogna dimenticare, infatti, che il motore del successo sarà sempre la persona e la sua capacità di fare alle macchine le giuste domande in modo da vedere più lontano della concorrenza. Le imprese devono essere pronte ad accogliere l’innovazione e a raccogliere le sfide che verranno di conseguenza. Ogni azienda, a seconda del proprio mercato, il proprio business, le proprie possibilità, il proprio stato di maturità deve riuscire a cavalcare tale onda senza lasciarsi andare, diventando protagonista di un mercato sempre più data-driven. Uno dei rischi principali è quello di fare un po’ come San Tommaso cioè quello di dover toccare per credere e di dovere quindi attendere che l’onda dell’innovazione la colpisca. Se si viene toccati da tale onda senza aver creato le condizioni per cavalcarla allora probabilmente sarà troppo tardi per agire. 

Le aziende, grazie al nuovo marketing, devono essere pronte a diventare dei costruttori di relazioni umane proprio facendo leva sui dati generati tra il brand e i propri clienti attraverso un bilanciamento perfetto di quello che è l’intelligenza umana da un lato e l’Intelligenza Artificiale dall’altro. 

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